Olympic spirit
La storia di Derek Redmond alle Olimpiadi di Barcellona 1992 è uno degli episodi più commoventi, potenti e iconici della storia dello sport mondiale. Non racconta una vittoria sul podio, ma il trionfo assoluto della perseveranza e dell’amore familiare.
Il Sogno Spezzato
Derek Redmond, velocista britannico, è uno dei favoriti assoluti per la medaglia d’oro nei 400 metri piani. Ha talento, si è allenato duramente per anni e supera agevolmente le prime batterie.
Durante la semifinale, Redmond parte benissimo. A circa metà gara, sul rettilineo opposto a quello d’arrivo, sente un dolore lancinante: il suo tendine del ginocchio si strappa di netto. L’atleta crolla a terra per il dolore fisico e per la disperazione di vedere il sogno di una vita svanire in un secondo.
La Decisione di Non Mollare
Mentre i medici e i soccorritori si avvicinano con la barella, Redmond fa qualcosa di inaspettato. Si rialza in piedi. In lacrime e visibilmente dolorante, decide che non può finire così: inizia a saltellare su una gamba sola verso il traguardo, intenzionato a finire la gara a tutti i costi.
L’Intervento del Padre
In quel momento, dagli spalti dello stadio, un uomo elude la sicurezza e si fionda in pista. È Jim Redmond, il padre di Derek.
Il padre raggiunge il figlio ferito sulla pista, lo abbraccia e gli dice: “Non devi farlo per forza, figlio mio”.
Derek risponde: “Sì, invece. Devo finire questa gara”.
Jim allora lo guarda e dice: “Va bene. Allora la finiremo insieme”
Il Traguardo Più Bello
Braccio a braccio, con il padre che sostiene il peso del figlio, i due avanzano sulla pista. Poco prima della linea d’arrivo, Jim lascia andare la mano di Derek per permettergli di tagliare il traguardo da solo.
I 65.000 spettatori dello stadio di Barcellona si alzano in piedi in una standing ovation storica, regalando ai due Redmond un applauso molto più forte di quello riservato al vincitore della gara.
Ufficialmente Derek Redmond venne squalificato per aver ricevuto aiuto esterno, ma quel momento è diventato il simbolo universale dello spirito olimpico: l’importante non è vincere, ma non arrendersi mai.
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